MASSIMO CORIZZA

LA BIOGRAFIA:

Massimo Corizza nasce a Roma il 29 settembre 1957.
Comincia a doppiare dall'età di tre anni a Teatro, a sei anni entra per la prima volta in una sala di doppiaggio, presso lo studio Fono Roma, per doppiare sè stesso in alcune pubblicità da lui interpretate. In una di queste occasioni viene notato da Giacomo Colli che gli farà doppiare diversi bambini per produzioni cinematografiche. Entra fra i doppiatori della Rai per alcune serie per ragazzi e infine inizia a doppiare cartoni animati. Oltre a diversi telefilm e numerosi cartoni, Massimo Corizza vanta nel suo curriculum anche il doppiaggio di diversi film, un paio di direzioni di doppiaggio e la preparazione dei testi di doppiaggio di alcuni telefilm.

LAVORI:

TEATRO

dai 3 ai 7 anni

"Marcellino pane e vino" ( all'età di 3 anni)

"I bambini hanno ragione"

"Lillo e la sua gran giornata" di Andrea Camilleri

"I racconti del cuore" con Ave Ninchi, Loretta Goggi, Aldo Reggiani e Franco Sportelli

"Vita col padre" con Stoppa e Morelli

altri lavori teatrali con Proclemer e Albertazzi

 

dai 20 anni

Alcune opere con Gastone Pescucci e la compagnia di Riccardo Cavallo

CURA DEI TESTI TEATRALI

 

Il musical "Snoopy"

altre produzioni

 

TELEVISIONE

DOPPIAGGIO

cartoni non giapponesi

Spookie in "Dabadabady Casper-Casper & Friends"

Dorno (1° voce) in "Space Ghost e gli Erculoidi"

Barney in "The Flinstone Kids"

"Michele Strogoff"

cartoni giapponesi

Hatta in "Astro Robot Contatto Ypsilon"

Carletto in "Carletto, principe dei mostri"

Patrick Everett (Shun Nitta) in "Che campioni Holly e Benji !!!" (2° serie)

Lepka e Jimsey in "Conan, il ragazzo del futuro"

Garoffi in "Cuore"

Akira/Devilman e Tare in "Devilman"

Guglia (1° voce) in "Doraemon"

Dotakon e Sankiko in "Dotakon"

Goku bambino e Yamcha in "Dragon Ball" (1° edizione)

Zanta in "Ginguiser"

Strapper in "Gli gnomi delle montagne"

Daigo in "Gordian"

Hayato Kobayashi in "Gundam"

Teddy in "Jenny la tennista"

Keniichi in "L'invincibile robot Trider G7"

Tanpei in "La macchina del tempo"

Ortica in "Lo strano mondo di Minù"

annunciatore al microfono in "Reporter Blues"

Robottino (Cybot Robotti) in "Robottino"

Kabù in "Sally la maga"

Sanyo Aoba (Shunsuke) in "Sun College" (dal 1° al 39° episodio)

Ataru, Chibi (1° voce) e Kakugari (1° voce) in "SuperLamù"

Shotaro in "Super Robot 28"

Reginald in "Tutti in campo con Lotti"

Anime

Takashi in "Akira"

poliziotto in "Una tomba per le lucciole"

OAV

Jiro in "Undici campioni"

professore d'inglese del 4° episodio in "Video Girl Ai"

telefilm

"Le isole perdute" (una produzione Paramount a colori di 13 puntate per la rai)

 "Chips"

Bernard in "Club Hawaii"

"Cowboy in Africa"

Contadino Joe in "Il pericolo è il mio mestiere"

"Innamorati Pazzi"

Albert Ingalls in "La casa nella prateria"

Philippe in "La tata"

Andrè in "Otto sotto un tetto"

"Petrocelli"

James in "Spin City" (1° serie)

 "Star Trek"

"Third Rock from the sun" (Una famiglia del Terzo tipo)

film

"Autostrada per il paradiso"

"Goodmorning Vietnam"

"Il salvataggio"

"L'attimo fuggente"

"Pixote"

Billy Kane in "The Beat-Violenza alla deriva"

"Tutto in una notte"

La serie dei Nerds

i vari Venerdì 13

i vari Halloween

DIREZIONI DI DOPPIAGGIO

 

 "Caro fratello"

"Video Girl Ai"

DIALOGHI E TESTI

 

"Bayside School"

"La Tata"

 

Speciale intervista:
Massimo Corizza

(Questa intervista è tratta dalla Fanzine "BLACK FANTASY")

 

Black Fantasy: com'è iniziata la tua carriera di doppiatore?
Massimo Corizza: in modo molto insolito, doppiando uno degli attori più difficili del mondo dello spettacolo: me stesso! All'età di 6/7 anni iniziai a fare un po' di pubblicità (Tin Tin, Dinamo, Charms) e così fui costretto a doppiarmi in quelle che erano le sale della vecchia Fono Roma a Piazzale Flaminio. Irrequieto com'ero (e come sono) durante le pause di lavoro fuggivo nelle altre sale, finché Giacomo Colli non mi notò mettendomi a doppiare bambini di varie produzioni cinematografiche, poi fui conosciuto in sas e da allora non mi fermò più nessuno. Arrivarono le prime serie Rai per ragazzi (ricordo che "Le isole perdute" una megagalattica produzione Paramount a colori che ci vedeva protagonisti in sei con Massimo Rossi, Mariù Safier, Liliana Sorrentino, Riccardo Rossi, Manuela Rossi ed Edoardo Nevola, venne quasi bocciata dalla Rai perché troppo lunga e difficilmente seguibile dai ragazzi, ben... tredici puntate! Se si pensa alle telenovele successive!) e poi i cartoni giapponesi, i Chips, La casa nella prateria, Cowboy in Africa, Star Trek, Petrocelli.... i film (Goodmorning Vietnam, L'attimo fuggente, Pixote, La serie dei Nerds, i vari Venerdì 13 e Halloween...) le direzioni di "Caro fratello" una lunghissima serie giapponese, di "Video Girl Ai", altra bellissima serie a cartoni, e non finisce qui...

B.F.: quanti anni avevi?
M.C.:
come ho detto 6/7 anni, ma avevo iniziato teatro all'età di 3 anni con "Marcellino pane e vino", io a Roma e Massimo Giuliani a Milano, "I bambini hanno ragione", "Lillo e la sua gran giornata" di Andrea Camilleri, e "I racconti del cuore" con mostri sacri come Ave Ninchi, Loretta Goggi, Aldo Reggiani, Franco Sportelli...., poi "Vita col padre" con Stoppa e Morelli, altri lavori teatrali con Proclemer e Albertazzi... teatro che poi ho ripreso a vent'anni con Gastone Pescucci (purtroppo recentemente scomparso) e la compagnia di Riccardo Cavallo con altri colleghi come Claudia Balboni, Oreste Baldini, Stefano Mondini, Neri Marcorè...) fino a curare testi teatrali come il recentissimo musical "Snoopy" ed altre future produzioni.

B.F.: il tuo primo doppiaggio?
M.C.: Come ho detto, pubblicitario.

B.F.: c'è un personaggio a cui sei rimasto legato?
M.C.:
Direi Albert di "La casa nella prateria" a cui ho dato la voce per otto anni, che è praticamente cresciuto con me e che ho ritrovato in "Autostrada per il paradiso" e in numerosi film che ho doppiato. Il personaggio dei cartoni a cui sono più legato è senz'altro Carletto il principe dei mostri, che è arrivato in un momento un po' triste della mia vita (la morte di mio padre), ma che con la sua furbizia e sfacciataggine mi ha fatto tornare il sorriso, soprattutto perché incarna la mia Peter Pan-aggine che non mi abbandona mai, alla veneranda età di 41 primavere!

B.F.: Cosa stai facendo adesso?
M.C.: Cosa non sto facendo!! Sto preparando i nuovi dialoghi de "La Tata", la celebre serie di Italia 1 che ridoppieremo dalla primavera (26 puntate sono già pronte e sono le ultime a cura di Guido Leoni, recentemente scomparso) e di cui curo testi e doppiaggio. Sono molto felice dell'incarico perché ammiravo molto Guido per la sua vena di follia e la simpatia che aveva saputo infondere ai dialoghi. Preparo anche i testi della nuova serie di "Bayside School" che partirà fra breve (anche di quella sono pronte 26 puntate). Ho curato due serie per Rai Sat "Frank Sinatra", 5 puntate sulla vita del famoso artista e "Cento anni di orrore" un viaggio in 26 tappe nel mondo dell'horror guidati da Christopher Lee. Ho curato la traduzione dell'ultimo film di Bruce Willis "Colazione di campioni", sto doppiando una serie a cartoni per la Rai, dal titolo "Michele Strogoff", ho fatto alcune puntate di "Innamorati pazzi" e di una strepitosa serie per Mediaset "Third Rock from the sun" su un quartetto di alieni sganasciosi. Faccio un mucchio di pubblicità radiofonica (Lotto, Micra, Valtur...) e sono il moderatore di un forum su Internet. Ah, dimenticavo, respiro anche!

B.F.: È più semplice doppiare un cartone animato o un personaggio vero?
M.C.: Per me non c'è alcuna differenza perché l'impegno è identico, dipende chiaramente dal personaggio, ma ho trovato alcuni personaggi dei cartoni molto più complessi emotivamente che gli attori in carne ed ossa. Qualunque cosa si doppi, bisogni tirare fuori soprattutto noi stessi, le nostre paure, le follie, le tenerezze e le fobie che ci contraddistinguono e rispecchiarle nel personaggio, come una specie di specchio artistico. Solo così, in quelle tre ore di turno, si diventerà lui!

B.F.: Come reputi la tua professione oggi?
M.C.: Io adoro il mio lavoro e confesso che non lo cambierei con niente al mondo. È così creativo, scatenato, comunicativo e sociale come nessun altro, anche se credo che molto dipenda dal carattere. Si può essere cassiera di supermercato ed avere lo spirito di attrice, affrontando la vita e la clientela con mille volti diversi. C'è molto pressapochismo nella mia professione oggi, ci si inventa attori semplicemente perché il volto buca lo schermo o piace ad uno stuolo di ragazzette frementi alla vista del pettorale o dell'occhio languido, ma alla prova del nove, in sala, si cerca disperatamente di coprire le pecche di recitazione col doppiaggio ma è tutto inutile. Ormai spesso si rabbrividisce sentendo questo o quell'attore doppiarsi, perché si nota la differenza della sua voce e della sua recitazione con quelle di noi doppiatori, ma credo sia giusto che per gli italiani ci sia una corrispondenza fra voce e volto, altrimenti si rischia di idolatrare un personaggio che alla resa dei conti fa "mettere le mani sulle orecchie". E poi, quanti di questi commissari improvvisati, dottori in camici bianchi e la "zeppola", ginecologhe smaccatamente romane e sacerdoti "sole pizza e ammore" resteranno sulla breccia fra un paio d'anni? E non parliamo della fiction italiana che mescola dialetti, cadenze, pause stile "...e adesso che dico?" e accavallamenti incomprensibili. Una tristezza, per la serie... "anche i picchi piangono!"

B.F.: C'è un personaggio dei cartoni animati da te doppiato che ti somiglia caratterialmente o fisicamente?
M.C.: Direi Carletto, abbiamo la stessa altezza (un metro e... tanta voglia di crescere), una orecchia a sventola in comune, la gioia di vivere e di fare scherzi, la passione e il romanticismo, la faccia tosta e la sfrontatezza ma anche tanta dolcezza. Certo a Devilman invidio la possibilità di scatenarsi con tutti quei lampi ed armi, le avventure ai limiti dell'horror (genere che amo molto insieme alla fantascienza e al giallo) e la duplice identità, ma Carletto è il mio fratellino siamese!

B.F.: Come rimani davanti a un Devilman o a un Carletto che a distanza di circa 20 anni la gente ancora non dimentica?
M.C.: Ne sono estremamente felice e molto sorpreso perché questo mi ha dato l'opportunità di far sorridere due generazioni di spettatori (tanto che spesso i padri mi fanno conoscere i figli dicendo che anche loro sono miei fan, e questo mi fa sentire Matusalemme!); però ciò vuole anche dire che quello che ho cercato di trasmettere, cioè la carica che ho infuso al personaggio, la voglia di andare avanti, è arrivata al pubblico ed è rimasta con lui nel corso degli anni, è bellissimo e dà ancora di più ad un attore la forza di proseguire in quella che ha giudicato la sua strada!

B.F.: Quale personaggio avresti voluto interpretare e non l'hai fatto?
M.C.: Sogno da molto tempo di doppiare un personaggio di Walt Disney, un eroe simpatico e faccia da schiaffi, non necessariamente umano, e ci sono andato vicino doppiando Pena di Hercules nell'edizione Cd-Rom. Per quanto riguarda gli attori aspetto un nuovo Robin Williams, un multiforme comico che parli a duemila all'ora, un po' come me, cambiando voce e camuffandosi. Ho avuto personaggi del genere in due film Buena Vista "Tutto in una notte" (in cui ho anche cantato) e "Il salvataggio".

B.F.: Cosa ne pensi della censura?
M.C.:
Mi trova assolutamente contrario perché per mia forma mentis, non sopporto che altri giudichino per me, scegliendo quello che posso o non posso vedere. È chiaro che una lieve forma di censura deve essere applicata nel caso di menti più giovani, anche e soprattutto da parte dei genitori che non dovrebbero servirsi della Tv come baby-sitter, schiaffando i bambini davanti al piccolo schermo per ore ed ore qualunque cosa trasmetta. È noto che i cartoni giapponesi non risparmiano sesso e violenza, ma credo che eliminare una parte dell'opera di un autore sia come castrare la sua creatività a tutti i livelli e trovo che ciò non sia giusto. Si è liberi di assumerla in toto o rifiutarla, basandosi sul proprio libero arbitrio, come dicevo, tranne i casi di età molto giovani per le quali interviene il genitore.

B.F.: qual è il rapporto con i tuoi colleghi?
M.C.:
Molto buono, affettuoso, sento che mi vogliono bene (tranne alcuni casi, ma qui si sta parlando di colleghi, chi è roso dall'invidia non è certo mio collega, è solo un praticante) e questo affetto è ricambiato. C'è molta complicità con alcuni di loro, anche perché ci conosciamo da una vita, e ci frequentiamo anche fuori dal lavoro.

B.F.: Una considerazione finale sulla nostra rivista!?!
M.C.:
È simpatica, originale, diversa dalle altre per la precisione delle rubriche e delle informazioni, e conta sulla collaborazione di ragazzi preparati nel campo e appassionati della materia. A proposito, non dimenticate che dal prossimo numero anch'io collaborerò attivamente alla rivista, occupandomi di una rubrica sul doppiaggio, perciò vi invito a mandare domande curiosità, foto, e perché no, anche critiche alla redazione del giornale. Ciao!

Koji Kabuto - Bruce Arper